1. Da sfiga a sfida

    Da sfiga a sfida: la diversità come la normalità sta anche nelle parole che le diamo. 
    E, come ha ben detto Pino Modugno ieri al secondo appuntamento di Artigiani dell'imprudenza, usando le stesse parole di Claudio Imprudente: "la disabilità ha una funzione umanizzante: ci mostra al contempo la fragilità e la creatività dell'umano e ci fa riflettere sul modo in cui facciamo società".
    La scoperta di Claudio Impruente ci ha messi di fronte alla consapevolezza che siamo solo agli inizi di un percorso nel quale tutti dobbiamo abilitarci.
    Questione di contatto. E di sguardo.
    Quello a cui la tavoletta trasparente permette, e costringe, chi ha di fronte Claudio di avere sempre. Di non perdere mai. Non nascondendo ciò che lui è e ciò che può. Perché diverso. Perché persona. Come tutti.
    E il fatto che ieri sera eravamo in tanti, più del primo incontro, ci dice solo che occasioni come queste vanno coltivate. Fatte crescere.

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  2. CS: “Impossibile dimenticare il mio Afghanistan”.

    Venezia – Profugo, clandestino, immigrato. Arrivò così in Italia, nel 2007, aggrappato al vano motore di un camion, lo scrittore afghano Gholam Najafi. Era un minore non accompagnato, che scappava da una guerra disperata. Oggi è un cittadino italiano, ha 27 anni, vive a Venezia, si è laureato e scrive libri.

    Il suo secondo lavoro esce, in questi giorni, per edizioni la meridiana e si chiama “Il tappeto afghano”. Sedici racconti dedicati alle donne del suo Paese di origine, che scavano nella memoria dei suoi ricordi e restituiscono colori, sapori, emozioni, vita quotidiana di una terra che siamo abituati a conoscere per la sua guerra senza fine e che invece sa essere luogo magico di tradizioni, incontri, sentieri e montagne. È anche la terra della difficile condizione della donna, che Gholam descrive per immagini, nel dettaglio, restituendone gli aspetti dolenti e controversi.

    Fotografie di un Afghanistan sempre più dimenticato dalla cronaca dei giornali e dalla politica, ma indimenticabile per l’autore, che prova con la sua penna a costruire ponti di dialogo e a svelarei segreti di una cultura lontana.

    “Ricordo che prima di giungere in Europa immaginavo la mia vita in una comunità esclusivamente afghana. Non credevo che avrei imparato un'altra lingua e che mi sarei inserito in un altro contesto sociale. D'altro canto, immaginavo che avrei avuto i documenti senza troppe difficoltà, dato che in Afghanistan la burocrazia non era considerata una cosa essenziale”, racconta Gholam Najafi. “Nonostante in Afghanistan la guerra continua, incomprensibilmente, e continua l’odio, la paura, la diffidenza tra le varie etnie – tutte cose che mi hanno spinto a partire giovanissimo - ho sempre avuto con la mia terra un rapporto struggente. Ricordo in particolare la quotidianità del mio villaggio, fatta dalla scansione stagionale del tempo, di amicizie, di contatto con la natura e infine di ritualità: le morti, gli arrivi, i matrimoni, la preghiera e il pellegrinaggio primaverile sul monte. Con questo libro provo a riportare in vita questi ricordi e ricordare che nessuno sceglie di emigrare da casa propria senza ragione”.

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  3. Una maturità work in progress

    In 50 città italiane, ieri sono scesi in piazza gli studenti che quest’anno sperimenteranno la nuova maturità. 
    Una maturità work in progress aliena dal curriculum di studi che ognuno dei ragazzi ha fatto negli anni procedenti e a affidata come nei migliori quiz televisivi al caso: busta 1, busta 2, busta 3.
    Due domande:
    1: quale gilet avrebbero dovuto indossare ieri gli studenti per essere considerati interlocutori del Governo?
    2. perché in piazza ieri c’erano solo gli studenti e non anche i docenti e i loro genitori? Perché non c'eravamo anche noi perchè cittadini?

    Nelle ragioni, negli slogan urlati ieri e nelle richieste avanzate, i ragazzi scesi in piazza hanno ricordato che la scuola è pubblica, hanno protestato per "i tagli all'istruzione da 3,9 miliardi di euro, un taglio alla formazione di noi cittadini di domani", hanno chiesto di non essere tratatti come 'cavie' da chi vuole sperimentare il cambiamento degli esami.

    Ieri in piazza hanno portato temi politici, non la definizione di un prezzo di un bene come il latte o il rimborso di qualcosa.
    Oggi i ragazzi giustificheranno l’assenza di ieri. Perché ieri erano assenti ingiustificati.
    Una terza domanda allora: erano veramente solo loro gli assenti ingiustificati, ieri?

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  4. Facilitazione di classe

    Pensiamo veramente che il sistema scolastico va cambiato cambiando i processi di relazione educativa in campo. Educare è anche educarsi. 
    E un corso di formazione è per noi un momento in cui apprendere significa mettersi in gioco.
    Facilitare a scuola, o meglio una scuola dove il complesso sistema di figure educanti sappia fare squadra è un punto di arrivo che richiede oggi un diverso punto di partenza. Non è facile facilitare in sistemi (anche burocratici) sempre più complessi. E la scuola è uno di questi.
    Non è impossibile cambiare la scuola in meglio. E a farlo non sono i Governi, ma gli insegnanti e i dirigenti per primi.

    Ecco il corso di formazione "Facilitazione di classe" per portare la facilitazione a scuola. Un laboratorio pratico, condotto da Comunitazione, per approcciare strumenti e tecniche di facilitazione, utili per migliorare il lavoro nelle classi e nel team di insegnanti, sviluppare una comunicazione efficace, rafforzare la propria leadership. L’obiettivo è imparare a rendere le riunioni più efficienti, a prendere decisioni in maniera collettiva, far emergere le soluzioni condivise laddove si presentano contrasti forti, insomma a portare creatività, partecipazione e innovazione all’interno delle classi e durante le riunioni e gli incontri tra insegnanti. I partecipanti sperimenteranno, inoltre, tecniche di apprendimento non formale per rompere la frontalità e incrementare la collaborazione e l’ascolto.

    Il corso ha una durata complessiva di 20 ore, con 4 incontri da 4 ore ciascuno (previsti per il 6 e 19 marzo, 3 e 16 aprile) a cui si aggiungono 4 ore di tutoraggio online da parte dei formatori. Condotto da Melania Bigi, Giulio Ferretto, Ilaria Magagna.

    Il termine delle iscrizioni è fissato al 27 febbraio.

    Locandina | Informazioni e iscrizioni

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  5. Scrittore, nonviolento, innovatore didattico e disobbediente

    Ieri sera, al primo incontro di Artigiani dell’imprudenza, abbiamo scoperto un Manzi che pochi conoscevano. Per molti di noi era solo il maestro che accelerò, grazie alla televisione, il processo di alfabetizzazione degli italiani. Invece abbiamo conosciuto un Alberto Manzi scrittore, nonviolento, innovatore didattico e disobbediente. 
    Ad esempio. Nel 1981, pochi lo ricordano e pochissimi lo sanno, si rifiutò di redigere le "schede di valutazione" che la riforma della scuola aveva messo al posto della pagella. Manzi si rifiutò di scriverle perché sosteneva: «Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest'anno, l'abbiamo bollato per i prossimi anni.»

    La disobbedienza gli costò la sospensione dall'insegnamento e dalla paga. L'anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione fece pressione su di lui per convincerlo a scrivere le valutazioni. Manzi fece intendere di non avere cambiato opinione, ma si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro; il giudizio era: "fa quel che può, quel che non può non fa". E quando il Ministero gli fece notare che per le valutazioni non si possono usare i timbri, lui scrisse la stessa frase a mano.
    I maestri, le donne, gli scemi del villaggio sono gli attori del cambiamento nei suoi romanzi.
    La scuola, la nostra scuola, è disseminata di maestri eccellenti. Da prendere da esempio.

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  6. Alberto Manzi, un artigiano dell'imprudenza

    «Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello sempre in funzione; con l'affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onestà, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa riuscire ad amare.»

    È di Alberto Manzi, tratta da una lettera scritta ai suoi alunni al termine della quinta elementare. Sarà lui il protagonista del primo incontro del ciclo Artigiani dell'imprudenza, 3 appuntamenti nati da un gruppo di docenti, dirigenti, educatori e operatori del sociale che, da alcuni anni, porta avanti una riflessione sull’educare negli spazi della nostra casa editrice.

    A guidare la ricerca sul maestro Manzi sarà Angela Paparella, anche lei maestra. Ci incontreremo per conoscerci, condividere, formarci, attingendo alle radici dell’educazione e mettendoci in gioco come adulti che vogliono occuparsi dell’umano.

    Vi aspettiamo il 13 febbraio, a Molfetta, presso la biblioteca del Liceo Scientifico “Albert Einstein”. La partecipazione è libera e gratuita.

     

    Locandina | Evento Facebook

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  7. Ri-Scritture e Ri-Scatti

    Raccontare, scrivere, dipingere con le parole i propri mondi interni: siamo proprio sicuri che sia sempre salutare?

    Certamente fa un gran bene esprimersi e fa altrettanto assai bene dare forma e racconto alle nostre “voci di dentro” ma non è il raccontarsi in sé che libera, ci libera. Se le nostre narrazioni si ripetono identiche per tutta la vita, non mutando forma né contenuti, siamo destinati a non avere scampo, prigionieri delle nostre stesse intelaiature. Condizionati.
    Sicché non è vero che raccontarsi equivalga sempre a prendersi cura di sé.
    E allora?
    Ed allora felicità, maturazione e “scampo” coincidono con un narrare che deve apprendere il giocare: come proprio della consulenza sistemica, e della consapevolezza costruttivista, le storie che ci raccontiamo hanno da imparare a capovolgersi, aprendo visioni e parole, con l’obiettivo di dirci e darci parole nuove, non solo quelle con cui la narrazione autobiografica ci prende, talvolta persino a nostra insaputa.

    Un ruolo centrale in questo breve corso di formazione autobiografica l’avrà la plasticità cerebrale e, dunque, la creatività. Tra neuroscienze costruttiviste, estetica e counselling sistemico, proveremo a sperimentarne rivoli e acrobazie, ma anche ristori e riposi, per prenderci cura non solo del nostro bisogno di avere ragione ma anche del nostro bisogno a cercarne nuove, di ragioni.

    Nessuna autobiografia
    È basata
    Su una storia vera.


    Da qui nasce Ri-Scritture e Ri-Scatti, un percorso di formazione autobiografica trasformativa e counseling sistemico in due giornate, previsto per il 1 e 2 marzo 2019, presso la Parrocchia Sant’Antonio a Bari, condotto da Andrea PrandinAntonia Chiara Scardicchio. Un'occasione formativa dedicata a educatori, counsellor, formatori esperti o anche soltanto curiosi del mondo complesso della narrazione di sé con potenzialità trasformative a cui è possibile iscriversi entro il 20 febbraio.

    Locandina | Informazioni e iscrizioni

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  8. E se mettessimo libri nei nostri cannoni?

    Immaginiamo.
    E se negli anni avessimo veramente messo i fiori nei nostri cannoni?
    Forse ora valori come quelli dell’accoglienza e della fraternità, prassi di politiche dei diritti per tutti e comunità solidali avrebbero avuto fondamenta più solide.
    E se ci provassimo ora?
    Mettendo non fiori ma più sapere, più cultura, più formazione, educazione e conoscenza in circolo? In fondo, non gira con più vigore la propaganda che sapere, come studiare e leggere, non servono?

    Proviamoci, ci siamo detti noi.
    Non con fiori ma con libri. Per questo, per tutto febbraio, i nostri li abbiamo tutti scontati un po’ di più. Sfogliate il nostro catalogo e cercate i libri da mettere nei vostri cannoni.

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  9. CS: Arrivano gli “Artigiani dell’imprudenza”

    Molfetta- Alberto Manzi, Claudio Imprudente, don Tonino Bello. Tre figure diversissime, eppure simbolicamente in dialogo, che una iniziativa della casa editrice “la meridiana” prova a cucire in una manifestazione in tre tappe, dal titolo: “Artigiani dell’imprudenza. Vere e proprie lezioni aperte per riscoprire il messaggio profondo di tre figure chiave la cui “pedagogia militante” ha costituito un esempio ancora oggi utile da riscoprire.

    “Abbiamo cominciato in casa editrice a incontrare alcuni docenti, educatori, operatori del sociale grazie a una felice intuizione del prof Rino Gigante”, spiega Elvira Zaccagnino, presidente della casa editrice. “Ho con lui in lunghi e articolati incontri provato a capire quale ulteriore contributo potesse dare la meridianaal territorio locale, permettendo a professionisti del mondo educativo di incontrarsi e confrontarsi, di condividere le loro ricerche ed esperienze. Il percorso che da circa due anni va avanti ci ha portato in questo momento a intuire, con il gruppo, che c’è un forte bisogno di condividere il pensiero ma anche l’operato di chi, nell’ambito educativo, rappresenta ancora un pilastro”, prosegue Zaccagnino.“Si tratta di figure, personalità, maestri (senza che alcuni lo fossero di mestiere) di cui parliamo tutti, di cui magari conosciamo il pensiero attraverso sintesi e frasi che circolano. L’ambizione, però, è quella di ritrovare e liberare la potenza e la deflagrazione che provocarono nello stallo educativo dei loro tempi, come primo passo per condividere, incarnandoli nel nostro presente, prassi educative alle quali occorre formarsi in un pensiero che sia di rottura oggi, ma soprattutto generatore di comunità”.

    Gli incontri saranno tenuti da componenti del gruppo: Angela Paparella, Pino Modugno e Lazzaro Gigante e si svolgeranno presso la Biblioteca del Liceo Scientifico Albert Einstein, con ingresso libero e gratuito. Si parte il 13 febbraio con l’appuntamento “Educare al desiderio di pensare: Alberto Manzi, maestro”, ricerca guidata da Angela Paparella, insegnante. Il 13 marzo sarà Pino Modugno, operatore sociale, a coordinare l’incontro “Ri-abilitare la cultura: Claudio Imprudente, scrittore”. Il 10 aprile, l’atteso incontro su don Tonino Bello, promosso e coordinato da Lazzaro Gigante, dal titolo “Don Tonino Bello, pastore”. Orario: 17.30-19.30. Informazioni: infoscuola@lameridiana.it - 080 397 1945 / 329 839 1330

    Gli insegnanti troveranno il percorso anche sulla piattaforma Sofia.

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  10. Una segnalazione su Billy, il vizio di leggere

    Ecco la tavola che Bruno Luverà ha richiesto a Franco Portinari per accompagnare la segnalazione sulla rubrica del TG1 dedicata ai lettori Billy, il vizio di leggere della graphic novel 174517. Deportato: Primo Levi.
    Un'esclusiva per Billy. Un'immagine da condividere. Perché lo sguardo di Primo Levi, nel tratto di Portinari, ci arrivi dentro con la sua inquietante domanda: 'Voi che... considerate se questo è un uomo'.
    Grazie Bruno Luvera. Grazie Billy, il vizio di leggere.

    Per guardare il servizio di domenica 20, contenente la segnalazione,  clicca qui.

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