1. La brutta storia dell'insegnante presa a sediate

    La brutta storia dell’insegnante presa a sediate riaccende il dibattito sulla violenza a scuola.
    Pensiamoci però: la scuola non è il riflesso del Paese ma è il Paese. E il tema educativo e quindi politico è la violenza e il potere che le stiamo conferendo nella tessitura dei legami di comunità.
    La violenza è un modo per tenere una comunità. Come anche la nonviolenza.
    Se nelle urne si sceglie la prima, perché la sedia lanciata è più grave della croce messa su una scheda elettorale dando consenso a una politica violenta?
    Meglio della qualifica di pubblico ufficiale, che già gli insegnanti hanno e che qualcuno vorrebbe rafforzare, dovremmo educarci ed educare alla qualifica per tutti di 'persona'.

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  2. Che poi dipende tutto da cosa decidi di fare da grande

    Che poi dipende tutto da cosa decidi di fare da grande.
    Se vuoi fare il comico e comico diventi, reciti la tua parte comica sempre. Far diventare l’altro caricatura di se stessi per far ridere altri ti è consentito dal mestiere che fai, e pensi di prenderti tutte le licenze possibili visto che oltre gli applausi, hai preso pure il voto dei cittadini. 
    Se invece da grande vuoi fare l’editore allora la strada è un’altra e quando ti imbatti nelle diverse possibilità degli altri che hanno necessità diverse dalla massa, perché sei editore, fai libri per loro. 
    Dipende da ciò che vuoi fare da grande. Noi abbiamo scelto di pubblicare Parimenti ad esempio, per quelli caricaturizzati in una festa di movimento di governo che vuole cambiare il Paese.
    Perché si fanno scelte politiche, ad alto impatto di inclusione sociale, anche pubblicando libri.
    O, come il nostro caso, i libri li fai con loro.

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  3. DISEGNATORI DI FUTURO

    C’è qualcosa che ha a che fare fortemente con l’educare. Ed è la vita. L’educazione stessa è vita. Matthew Fox scrive che non si educa per vivere, ma si vive per educare. Per cui, potremmo dire che chi educa si occupa della vita che sarà. Di come cioè si organizza il vivere di ognuno. Senza giri di parole ce lo ha detto Asia all’ultimo convegno chiedendoci di parlare di “mare, meduse, pesci”, sistemi viventi di un ambiente totalmente diverso e altro da quello che entra nei nostri processi educativi e di cura che noi abitiamo quotidianamente, fortemente però legato alle nostre scelte, abitudini di vita, ai modi attraverso i quali generiamo il nostro rapporto con i sistemi viventi interagendo nella nostra dimensione di corpi con una intelligenza, con un cuore e una coscienza. Dimensione del pensare/conoscere, amare/sentire dentro, discernere/scegliere. In fondo decidiamo con la testa, con il cuore, con la nostra coscienza come stare e come permettere agli altri di stare a questo mondo. E a quello che sarà.

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  4. Nei cambi di paradigma

    Nei cambi di paradigma di un sistema di vita, c’è sempre il momento in cui il modello nuovo viene messo sotto accusa da chi, a garanzia del vecchio, invoca e usa anche la legge dello Stato.
    Delinquente era don Milani. Contro la legge era Basaglia. Lo stesso Gesù Cristo fu preferito a Barabba e condannato a furor del popolo che, secondo la legge del tempo aveva il potere di decidere chi salvare, radunandosi in piazza e urlando la propria volontà. 
    Funziona così anche nei sistemi criminali: don Peppe Diana e don Pino Puglisi, con il loro modello di chiesa, mettevano in crisi il sistema criminale che, applicando la sua di legge, li fece uccidere.
    Ma a vincere, nei processi della vita, non è mai il vecchio che resiste anche ancorandosi alla legge naturale, ma il nuovo che si fa strada quando si apre, mettendo in circolo, le regole del collaborare. Lo spiega Giuseppe Barbiero in questo video.
    Quindi il sindaco Lucano arrestato per i reati commessi secondo la legge è oggi un delinquente.
    Lo scontro non è personale: non cadiamo in questa trappola. Ma tra modelli di accoglienza e di leggi vecchie e nuove che si scontrano nel punto esatto in cui il modello deve scegliere se evolvere o distruggersi.
    Per questo il modello Riace va difeso.

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  5. Il potere. Sostantivo o verbo

    ... E la storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere... Sono parole pronunciate ieri da Sergio Mattarella in una giornata di scontri e abusi di potere, di potere che confessa il suo abuso, di potere che offende chi la pensa diversamente.
    Il potere.
    Sostantivo o verbo.
    Grazie Ilaria Chucchi per aver esercitato in questi anni il potere come verbo riuscendo a piegare il potere usato come sostantivo. Ci hai insegnato che è possibile trasformare anche le lacrime di dolore in lacrime di gioia non smarrendo la fiducia nella possibilità di ognuno di connettersi con la sua umanità, prima o poi.

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  6. Il buon esempio. Bisognerebbe tornare a praticarlo

    “Con la parola alla gente non gli si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l’esempio.” Così don Milani.
    Il buon esempio. 
    Bisognerebbe tornare a praticarlo. 
    In fondo se dei ragazzi protestano bruciando manichini in piazza, il dubbio che stiano replicando qualcosa che gli abbiamo insegnato, sarebbe il caso di farlo avanzare dentro di noi anche solo ricordando il comportamento adottato in luoghi dove il confronto è stato accompagnato da gesti 'plateali' oltre che da parole 'offensive'.
    E se a qualcuno la citazione di don Milani, un prete, può dar fastidio, ci sono le neuroscienze che ci dicono che esistono i neuroni a specchio che hanno una loro fondamentale importanza nell'apprendimento. 
    L'explemplum che siamo permettiamo ad altri di essere.
    Gli altri fanno la differenza che noi pratichiamo.

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  7. Facciamo parte di quella schiera di altri

    Facciamo parte di quella schiera di altri a cui ieri il ministro Fontana, parlando alla scuola politica della Lega, ha detto: ‘Poi ci sono altri che dicono avanti con l'immigrazione. Ma nessuno di questi ultimi si è reso conto che con l'immigrazione si diluiscono le identità e l'omologazione avanza".
    Uno dei primi convegni della meridiana aveva come titolo ‘Il confine inviolabile’. Il libro che abbiamo pubblicato con gli interventi ha come sottotitolo ‘la non violenza e il bisogno di identità. Ci ponevamo già allora, senza farci sopraffare o far sopraffare la paura, il tema dell’incontro tra identità altre. Che era già allora una sfida.
    In quel convegno Filippo Gentiloni concluse così il suo intervento: ‘Paradossalmente la spinta della alterità e della differenza conduce verso l’affermazione di una identità ricca, forte ma nonviolenta. Una immagine può servire da conclusione, quella di Narciso che vede nello specchio un giovane bellissimo e se ne innamora. In realtà si era innamorato di se stesso. Piena chiusura del cerchio. Spesso l’affermazione di una identità forte finisce ripiegata su se stessa, come Narciso. 
    Il contrario di Narciso è Gesù, con quella stupenda lezione sul perdere per ritrovare, gettare per raccogliere, spendere per guadagnare, dimenticarsi per ricordare, mettersi in discussione per essere se stessi’.
    A chi ha applaudito e applaude il Ministro della famiglia Fontana, ben visto negli ambienti clericali, per la sua difesa della famiglia, diciamo solo che dandogli spazio sui temi di salvaguardia della famiglia consentiamo anche che il suo messaggio non evangelico su altre questioni formi i cittadini di domani.

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