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Titolo La morte non mi ha voluta
Collana passaggi
Autore Y. Mukagasana
Pagine 208
Tipo Pubb. Libro
Anno 1998
ISBN 978-88-8522-197-1
Prezzo 14,00



Quarta di copertina

Il genocidio scoppiato il 6 aprile del 1994 in Rwanda è drammaticamente raccontato in questo libro da una sopravvissuta. Yolande, infermiera tusti, ora rifugiata politica in Belgio, racconta la sua fuga, l'uccisione del marito e dei figli, le violenze subite e a cui ha assistito, senza mai incitare se stessa e gli altri alla vendetta. La morte non l'ha voluta e le ha lasciato anzi il compito di testimoniare la storia atroce del suo popolo e le forti responsabilità dell'Europa. Un racconto crudo, amaro, dove c'è tuttavia spazio per la pietà. A Yolande Mukagasana e a Jacqueline Mukansonera, la donna hutu che l'ha nascosta a rischio della propria vita, l'Associazione Proeuropa ha assegnato il premio Internazionale Alexander Langer 1998.

     
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Skenderi Malvina (26/02/2009)
"La protagonista del libro “La morte non mi ha voluta” è Yolande Mukagasana, chiamata da tutti Muganga, che, in rwandese, significa dottore, ma, in realtà lei è una capo infermiera. Yolande nasce a Butare da una famiglia tutsi, si sposa con Joseph e ha tre figli, di cui una adottata. Nel 1992 apre a Kigali un piccolo ambulatorio privato. E’ una donna intelligente, forte e moderna; indossa jeans, porta gli occhiali da sole e, a differenza di tutte le altre donne rwandesi, ha avuto solo due figli. La sua vita scorre felice fino a quando la sera del 6 aprile 1994, con l’uccisione di Habyarimana, presidente del Rwanda, tutto cambia Da quella sera in poi in Rwanda ha inizio il più grande genocidio del dopoguerra che ha portato alla morte di circa un milione di tutsi. Sono stati uccisi uomini, donne e bambini, la loro unica colpa era essere tutsi. Sono stati torturati, picchiati e le donne violentate senza pietà. Yolande, a causa dell’indipendenza che si era creata e dell’invidia che gli altri provavano per lei, è divenuta, durante il massacro, oggetto di caccia. Si sono inventate molte cose sul suo conto e così è cominciato il suo calvario. In quel genocidio ha perduto tutto ciò che aveva di più caro: i figli, il marito, le due sorelle e il fratello. Attualmente vive a Bruxelles, afferma che ha voglia di vivere e, se la morte non l’ha voluta, peggio per lei, ha voglia di rifarsi una vita , di innamorarsi, di fare un figlio, di farlo vivere come un principe e dare a lui tutto l’amore che non ha potuto dare agli altri. Il libro, in trenta capitoli, ci presenta la figura straordinaria di Yolande, la sua storia, che è un viaggio nell’inferno del genocidio rwandese e la sua rinascita. La prosa è fluida, con periodi brevi e generalmente con struttura paratattica. Le parti dialogiche sono vivaci e il linguaggio chiaro e colloquiale. "
Voto: 4 / 5




  
  

  
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