Giungono voci dal mondo sulla vita e sulla morte. Giungono volti di vita e di morte ognuno dei quali richiede un di più di amore. Sotto i nostri occhi e nel nostro cuore si schiude l’abisso della difficoltà ad amare e a lasciarsi amare: troppo spesso vogliamo amare in un modo che tradisce l’amore e invece risponde alla nostra paura di morire. L’amore dice “Tu non morirai”, e questa è per noi l’unica speranza percepibile di eternità di fronte al temibile abisso del caos di cui sentiamo la fame e che sembra inghiottirci. Eppure chi mai può farcene promessa se non Colui il cui Amore è puro da ogni forma di egoismo? Onestamente, cosa possiamo dire di noi stessi? Che non vogliamo morire, che abbiamo paura di morire, che abbiamo paura di ritrovarci soli con il nostro Dio a combattere a mani nude la battaglia per essere vivi e veri ad immagine e somiglianza del nostro Creatore. Sappiamo bene di poter contare sulla nostra abilità nel leggere il reale ma sempre dobbiamo stare attenti a non voler scrivere il reale: questo è privilegio divino. Non perché Dio se ne arroghi il diritto o ne sia geloso ma perché è Lui che sa tenere in mano la penna della vita e sa scrivere sempre diritto e senza sbavature. La penna di Dio è una piuma leggera come quella che gli Egizi immaginavano servisse agli dèi per la pesa delle anime. Noi invece rischiamo di essere sempre dei primitivi per cui usiamo sempre e ancora lo stilo. In queste ore in cui morte e vita rinnovano il loro duello, che è di sempre, dobbiamo stare attenti a non smarrire la dolce mitezza di Cristo per seminare attorno a noi altro dolore: forse si tratta di un dolore giusto, forse di un cauterio richiesto dallo stato della ferita ma bisogna prima e per molto più tempo provare con l’impiastro di fichi (Is 38, 21). Il duello tra vita e morte si vince nell’amore che sa perdere le sue battaglie e che sa aprirsi alle accoglienze necessarie. Ci ricordi il nostro cuore il dovere di occupare il nostro piccolo angolo con la dolcezza e la mitezza che, sole, dicono la nostra fede infinita nell’eternità e nella trascendenza. Così potremo accompagnare il cammino dell’umanità sempre e comunque, certi della nostra piccolezza e ancor più certi della Sua grandezza.
Fratel MichaelDavide, OSB