Se il desiderio è come il motore della vita – ciò che ci spinge sempre ad andare avanti nonostante tutto sia a livello naturale che soprannaturale – le speranza che si vada verso un fine è ciò che dà senso a tutto questo cammino non sempre facile. Se quindi il desiderio di essere di Dio e con Dio è ciò che spinge un uomo a chiedere la fede e, con il dono dello Spirito, a mettersi in cammino verso la Patria, allora la celebrazione del Natale del Signore è la celebrazione della certezza che tutto, se viene da Dio, si compie.
Il tempo di Avvento con la sua ripresa costante delle profezie e dei grandi eventi della storia di Israele non fa che immettere ciascun credente in quel dinamismo di speranza e di attesa che dall’inizio del tempo giunge fino «alla pienezza dei tempi» (Gal 4,4). Questo senso del compimento fa dire con tono stupito e commosso alla Liturgia di san Giovanni Crisostomo: «Tu hai visitato l’umanità in molti modi, nella tenerezza del tuo cuore: hai mandato i profeti, hai operato potenti prodigi per mezzo dei santo che, di generazione in generazione, ti furono vicini. Tu ci hai dato l’aiuto della Legge. Hai affidato ad angeli la nostra custodia. E quando venne la pienezza dei tempi, ci hai parlato per mezzo del tuo proprio Figlio» (Liturgia di san Giovanni Crisostomo).
Ma è comunque chiaro, quasi severo, ciò che diceva col suo tono sempre così perentorio e lapidario Angelus Silesius: «Quand’anche Cristo fosse nato a Betlemme mille volte se non nasce in te, tu sei perduto per l’eternità». Quando si pensa all’iniziazione cristiana e, in particolare al battesimo, si pensa, e giustamente, ad una rinascita. Ma che cosa è questa rinascita se non l’abilitazione – per il dono dello Spirito ricevuto per mezzo dell’acqua – a generare il Cristo nella nostra anima, nel nostro oggi per la salvezza nostra e del mondo intero.
Fratel MichaelDavide, OSB