L’Avvento ci viene offerto dalla Liturgia come il tempo del desiderio, come il tempo i cui verbi principali sono «suspirare, anhelare, desiderare…». Il tempo dell’Avvento ci pone davanti alla presa di coscienza del nostro bisogno di essere salvati, di essere accolti, di essere redenti. Ma la coscienza di questo bisogno non può che andare di pari passo con un senso di vuoto dentro di noi e di necessità di essere colmati.
Già san Leone Magno diceva con forza: «È necessario che ogni uomo si prepari alla venuta del Signore» facendo in certo modo eco al testo di Isaia così presente in questo tempo liturgico: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Is 40, 5). Certo si può e si deve pensare agli uomini nel senso del loro numero, ma, misticamente parlando, bisogna pensare all’uomo nella sua totalità. Si potrebbe per questo arrivare a dire «Tutto l’uomo vedrà la salvezza di Dio».
Ma come ci si può aprire alla interezza del dono di Dio nella nostra esistenza, al suo avvento dentro la nostra storia se non andando fino al fondo del nostro desiderio. La vita di fede, la crescita nella comunione e nell’amicizia con Dio non può attuarsi al di fuori di un desiderio. Si è parlato di un “battesimo di desiderio” che talora può essere sufficiente alla salvezza, ma la domanda che ci si può porre durante l’Avvento è questa: «può bastare il battesimo di acqua senza il rinnovarsi continuo del battesimo di desiderio che ci spinge sempre oltre, sempre più in profondità nella nostra conoscenza del Mistero di Cristo, nostro salvatore?». Non c’è possibile conoscenza di Dio che non passi attraverso la conoscenza di sé; non c’è desiderio autentico di Dio che non passi attraverso i nostri desideri e la purificazione di essi attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola che passano sempre attraverso l’ascolto del nostro cuore in verità e in simpatia.
Fratel MichaelDavide, OSB