Un'altra favoletta da Gaza. Nella striscia, in quella gabbia da giardino zoologico dove giornalisti e politici di passaggio hanno il grazioso tatto di fotografare file di gente già abbastanza mortificata mentre fa code lunghissime alle distribuzioni alimentari, in questo luogo fuori dalla storia e dalla logica, c'è una scuola "internazionale", la sola. Il nome pare una contraddizione in termini: "The American School of Gaza", ma la scuola riconciliava due mondi siderlamente lontani: la striscia palestinese e le strisce con stelle. Una scuola in lingua inglese, che segue pari pari il programma delle scuole americane, con impianti sportivi all'americana, e pure istituzioni culturali. Una scuola per ricchi, certo, ma anche un'oasi di formazione sofisticata con borse di studio per i meritevoli, un mondo a parte nella polvere di ciò che gli israeliani definiscono con disprezzo "Hamastan".
Da queste parti, come sempre in guerra, le "oasi" non sono tollerate da molti. Ben tre volte milizie islamiste hanno cercato di far saltare la malefica "scuola americana", quasi riuscendoci; ma la tenacia del corpo insegnante e dei fortunati genitori ha sempre prevalso. Poi un giorno, racconta la favoletta, è arrivato un aereo costruito – guardacaso – in America, che ha lanciato un paio di missili di produzione americana, il tutto regalato dall'America a Israele, e ha distrutto la famigerata American ¨School, riuscendo in ciò che gli estremisti per tre volte avevano fallito – e ciascuno tragga dalla favoletta la propria morale. È accaduto nei primi giorni della guerra. Una sola vittima, il povero bidello che voleva bene a tutti; non era uno dei pericolosi terroristi invocati da Israele per giustificare la guerra.
Dinanzi al direttore della scuola, un gentiluomo garbato e degno, che misura le parole, ascolto la storia e guardo le macerie. Si osserva: a) che la scuola americana era un edificio di grandi dimensioni e quasi isolato, ben visibile su un'altura con vista sul mare – per cui è dura credere che sia stato scambiato con un altro obiettivo; b) che il pilota (non americano, ma israeliano) sapeva come bombardare, perché la struttura tutta di cemento armato è venuta giù come d'un pezzo, schiacciando tutto, colpita preciso alle sue strutture portanti.
Sotto quel cemento armato crollato è rimasto il bidello, e con lui il fior fiore della possibilità, anche per Gaza, anche a Gaza, di disporre di questa cultura. Altro che obiettivi strategici per sconfiggere il terrorismo islamista. Ma non si molla: adesso le lezioni sono riprese altrove, sotto dei tendoni donati dall'Unicef – ah, questa gente di Gaza che ne ha viste di tutte e sempre si rialza (da mandarci in domicilio coatto certi piagnoni di casa nostra).
Nel frattempo tra le rovine dell'American School, là dove sventolavano tre bandiere – palestinese, americana e della scuola – non ne è rimasta che una; manco a farlo apposta, quella palestinese, malconcia e in perfetta solitudine.