Aria del continente, qua, nel cuore dell'Africa, lontano. Aria del cuore del continente, i contorni del Malawi ne delineano quasi la sagoma, tanto che Lilongwe scandisce spesso lo slogan "benvenuto nel cuore caldo dell'Africa". Caldo, ma non troppo, perché la vegetazione abbonda, ombrosa, fiorita, fresca; quanto al cuore, chissà, là forse si, è proprio in luoghi periferici come Lilongwe, una capitale non capitale, remota e tranquilla, dove si conserva lo scrigno segreto dell'Africa.
Del resto, chi va a Lilongwe? Nessun giornalista bazzica queste parti, prive di richiamo per i media internazionali; i cooperanti ci sono, ma pochi, e ancora legati alla vecchia e classica cooperazione allo sviluppo, senza le incombenze più di tendenza dell'aiuto umanitario, della democratizzazione, della riabilitazione post-conflitto; rari i diplomatici, ché permettersi un'ambasciata in Malawi è lusso che pochi si tolgono; c'è invece più viavai di sacerdoti, missionari, e anche mullah, perché in questo cuore è una delle tante terre dell'Africa australe dove coabitano non solo islam e cristianesimo, ma anche tante diverse denominazioni cristiane.
È proprio in posti placidi come Lilongwe che i conflitti possono essere i più striscianti, i più infidi perché niente viene alla luce, tutto è appannato dal dondolarsi nel trantran della provincia africana, provincia planetaria. Premonitore il Malawi di tensioni soffocate e concorrenze taciute, ma anche del fianco a fianco del pace possibile
A prima vista non c'è niente da fare a Lilongwe. Basta andare al mercato, al "Flee market", per ricredersi. È il solito turbinio di gente, venditori, con un fetido fiume che scorre nel centro, da una parte le cose da mangiare, dall'altra i sarti, i vestiti, gli utensili, e, chissà perché, una sproporzionata quantità di venditori di scarpe. Le prime sono tutte locali: cipolle, moltissime patate, aglio, nessuna spezia, frutta, fragole dal bello aspetto che pare siano acquistate proprio dagli occidentali perché subito mi sono venuti dietro a offrirmele (ma di occidentali al mercato non c'era traccia). Dall'altra, tutta roba cinese, o quasi - dalle camicette ai piatti, dai lucchetti alle candele. Come a Herat, vedo che il made in Cina ha distrutto ogni capacità produttiva in situ dei paesi in via di sviluppo. Per andare dai prodotti della terra del Malawi a quelli del fagocitante dragone orientale, per attraversare il fiume, si usano dei ponti di giunco, pittoreschi e traballanti, alcuni "private bridge", dove per il passaggio si paga un obolo irrisorio. Sono ponti, fra queste due parti del mercato, dai quali ci si potrebbe ricavare delle metafore a buon mercato sugli equilibri fra Africa e Cina, con noi e tante altre cose in mezzo.
Questa Africa remota è quella che forse preferiamo, più vicina al santino onirico che suggerisce l'evasione dei tropici. Non lontano da costà si stende il lago Malawi, un paradiso a suo modo. E proprio la dolcezza degli abitanti fece da pungolo all'opera di un pastore inglese, Joseph Booth, che nessuno ricorda ma che è un eroe dell'Africa. Nel XIX secolo, missionario in Malawi, Booth prese carta e penna e scrisse una lunga missiva niente meno che alla regina Vittoria, per chiedere una sola cosa: “Africa for the African”. Denunciò i pregiudizi razziali, lo spossessare gli africani del loro destino, l'infettare la loro cultura, anche quella politica, distruggendone l'identità a forza di colonialismo. Booth vedeva che lo sprezzo imperialista avrebbe mortificato la personalità degli africani, comportando danni durevoli.
Booth proponeva un'alleanza fra Europa e Africa su una base egalitaria. Gli indigeni dovevano occuparsi del loro destino, aiutati solo dalle missioni, descritte minuziosamente, nello stile degli utopisti dell'Ottocento: unità di otto persone, fra cui un medico. Fa quasi pensare alle riduzioni gesuite in Paraguay. Il libretto di Booth è lettura istruttiva. Riconcilia col Malawi, fa cogliere che la Storia è passata di qua.
Non si sa se, anche in virtù dell'ampollosa dedica alla Regina, Booth ricevette mai una risposta dalla corte - fu invece penalizzato, dalla propria gerarchia. Ma in Europa, a Corte, nel nostro palazzo, cosa potevano sapere di un tramonto sul lago Malawi, cosa potevano capire di questo piccolo ed eterno e placido cuore dell'Africa?