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  Forum  I nuovi adolesc...  Ho scoperto che...  di Saverio Abruzzese
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Nuovo messaggio 24/10/2008 12.06
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di Saverio Abruzzese 
Qualche giorno fa, in una prima classe di un liceo di scienze sociali, stavo parlando dell’evoluzione dei modelli familiari, con riferimento alla famiglia patriarcale e a quella matriarcale. Aprii la discussione e chiesi se avessero altri modelli da proporre.
«Certo – mi rispose subito una ragazzina – c’è la famiglia figliale».
«Cioè?», chiesi incuriosito.
«Quella in cui comandano i figli», disse convita.
Chiesi alla classe se fosse d’accordo e ricevetti un coro di consensi. La conversazione continuò nel tentativo di definire meglio le caratteristiche di questa famiglia figliale. Queste le più importanti:
1)      i figli comandano;
2)      i genitori non sono in grado di detenere il potere;
3)      i figli sono bravi a far sentire in colpa i genitori;
4)      i figli sono bravi a sfruttare i sensi di colpa dei genitori;
5)      i genitori sono deboli o non sono uniti;
6)      i genitori sono assenti e questo provoca un vuoto di potere di cui i figli possono approfittare.
Chiesi qualche delucidazione in merito al punto 3. Mi guardarono un po’ meravigliati e mi spiegarono pazientemente che non ci vuol molto a far venire i sensi di colpa ai genitori, «è sufficiente che dopo un loro rifiuto noi rimaniamo in silenzio per un’intera giornata e magari ci rifiutiamo anche di mangiare».
Tutto era chiaro. Siamo passati dai padri padroni, che usavano soprattutto botte, ai figli padroni, che usano soprattutto ricatti morali. L’ottavo Rapporto Eurispes ha confermato questa tendenza. La cosiddetta now generation, che vuole tutto e subito, non ha tempo da perdere dietro alle regole, tanto meno all’interiorizzazione delle regole.
In una scuola media, nel corso di un “progetto per l’educazione alla legalità”, un ragazzino mi disse: «A furia di parlare di regole, ci fate venire voglia di trasgredirle!». Sembrava che pretendesse le mie scuse. In realtà gli stavano rompendo le scatole da un mesetto, docenti e genitori. Tutti parlavano, ma lui non capiva e si era irritato. Anche perché, probabilmente, quello che ascoltava non sempre coincideva con quello che vedeva. Sentir parlare di regole da chi non le rispetta non è un bell’esempio.
Nel questionario della ricerca già citata, i ragazzi venivano invitati a suggerire modalità per contrastare il bullismo a scuola. All’item: “Se fossi un genitore che cosa faresti?” un ragazzino di seconda media ha scritto: “Se fossi il genitore del bullo impedirei di fargli fare gli sbagli che ho fatto io”. Probabilmente chi scrive è un bullo e impietosamente punta il dito contro i genitori. Si potrebbe pensare al classico meccanismo di disimpegno morale del dislocamento della responsabilità, ma non possiamo escludere che questi genitori abbiano permesso troppi errori al figlio.
Alla base di questi errori c’è un atteggiamento genitoriale eccessivamente permissivo, contrabbandato per democratico, ma che non viene colto come tale dai figli, i quali imparano ad andare sull’onda del desiderio protetti da un senso di impunità garantito da solleciti ed amorevoli genitori.
La domanda allora che mi/vi faccio è: cosa se ne fanno gli adolescenti di questa libertà che i genitori concedono? “Da bambini vogliono le chiavi di casa, da grandi non se ne vanno mai”, mi diceva una mamma, un po’ annoiata da questi figli giovani adulti che non riusciva a togliersi dai piedi e un po’ compiaciuta dal fatto che questi figli rimanessero “affezionati”. E così l’attesa si prolunga, la moratoria psicosociale si dilata, con un corpo che matura prima. Siamo ormai abituati a ragazzini che vivono l’incongruenza di una pubertà precoce ed una adolescenza lunga, un corpo sessualmente maturo, ma una mente impreparata a gestirlo, un fisico da grandi, ma trattati ancora come bambini. La precarietà del lavoro in effetti ritarda l’uscita dalla famiglia di questi giovani, che non se la sentano di entrare definitivamente nel mondo degli adulti: essere adulti non conviene.
Ma a chi? A loro o a noi?
 
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