Obd al Sattar Obeid stringendomi la mano promette che non piangerà. Ma sta mentendo perché lacrime incontrollabili gli scorrono lungo il viso solcato da profonde rughe. Ha quell’espressione dolce e addolorata di chi ha perso la strada e non sa più come ritrovarla. Sattar ha perso molto di più: i suoi figli sono stati uccisi. “Sono solo. Non ho più figli”. Obeid ha 54 anni, ma ne dimostra molti di più. Suo figlio Ali di 28 anni e Taer di 27 sono stati uccisi durante una cerimonia di commemorazione funebre per il loro fratello più giovane, Muhammad che era stato ucciso un mese prima insieme a due cugini. “Ho perso un figlio e mi sono sentito il cuore strappato, poi ho perso gli altri due e non riesco a capire come io riesca ancora a respirare”. Ali, Taer, Muhammad, fanno parte delle statistiche, per tutti sono solo un numero fino a quando non vengono pronunciati i loro nomi e raccontate le loro storie. “E' successo tutto all’improvviso, eravamo tante persone, pregavamo per mio figlio, per mio fratello e per i suoi due figli deceduti insieme per un’autobomba. Durante il rito sono arrivati una ventina di uomini armati, non si sono curati neanche di nascondere le loro facce, avevano pistole e kalashnikov. Hanno puntato i miei due figli, hanno sparato e sono corsi via”. Tutti sono scappati. Obeid è rimasto sulla strada con i suoi figli morti tutta la notte, la polizia non è arrivata che l'indomani. “Era così buio e avevo paura che sentissero freddo anche se sapevo che erano morti. Ma non è una cosa che si capisce subito, insomma come può un padre accettare che tutti i suoi figli siano morti? Come posso spiegare ai miei nipoti perché i loro papà non ci sono più, ma soprattutto, devo provvedere alla loro sopravvivenza e non so come”, mentre parla in lontananza echeggiano esplosioni e raffiche di mitra, Obeid sobbalza ogni volta e scuote la testa. “Sono solo”, continua a ripetere. Ma il suo dolore è ben lontano dall’essere l’unico. Ogni giorno a Baghdad ci sono decine di morti, decine di padri e madri, mogli, mariti e figli a cui si spezza il cuore. Come Obeid si sentiranno perduti, avvicinati da una sorte comune, ma separati da un dolore che non si può dividere.