È stata un'atmosfera festosa, accentuata dai fiocchi di neve che cadevano abbondanti all'esterno, quella che ha accolto il Dalai Lama nella sua visita al Parlamento Europeo in occasione dell'Anno Europeo del Dialogo Interculturale. Il clima di festa si è trasmesso a tutto l'emiciclo grazie anche all'abituale humour della più alta carica del buddismo tibetano. La sua è stata una breve allocuzione: il Dalai Lama si è presentato come un semplice essere umano fra i sei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta. Ha rilevato come tutti abbiano diritto alla felicità ma come, purtroppo, questo diritto sia minacciato o inquinato alla corsa a valori materiali che comportano ambizione, sospetto e avidità con un corredo incessante di ansia e stress. «Occorre ritornare ai valori interiori» ha rimarcato Sua Santità. Si è soffermato, quindi, sul dialogo interreligioso e sul fatto che tutte le grandi religioni portano lo stesso messaggio di fondo. «La fede ci dà la vera forza interiore», ha detto, scherzando sulla sua recente operazione alla cistifellea, «tutte le religioni promuovono compassione e solidarietà». Ha concluso facendo appello all'armonia fra le varie confessioni e al ruolo delle donne, la cui sensibilità è senz'altro superiore a quella degli uomini.
La seconda parte del discorso è stata dedicata al Tibet. La visita al Parlamento era stata preceduta il giorno prima da una lunga udienza riservata ad un gruppo ristretto di parlamentari e consiglieri simpatizzanti della causa tibetana (fra questi gli italiani Cappato, Kusstatscher e Pannella, oltre al sottoscritto). Durante l'arco di un'ora e mezza, il leader spirituale si è dimostrato anche valente leader politico profondamente impegnato alla promozione e alla difesa dei diritti del suo popolo. Si è rammaricato della decisione delle autorità di Pechino di troncare i negoziati con i suoi rappresentanti e ha ribadito la politica della Via Mediana, cioè la richiesta di un Tibet veramente autonomo dal punto di vista politico, culturale e religioso nell'ambito e nel rispetto della costituzione cinese. «Il governo di Pechino ci accusa di separatismo ma noi non chiediamo l'indipendenza, vogliamo contribuire allo sviluppo di una società armoniosa, stabile ed unita e questo non può avvenire con la repressione e la mancanza di fiducia; anche molto cinesi condividono la nostra lotta». Tenzing Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, ha invocato l'attenzione del mondo sul dramma che sta vivendo la sua terra, vittima di un silenzioso genocidio culturale. Nel congedarsi si è intrattenuto con ciascuno degli invitati avvolgendoli con la tradizionale kata, la lunga sciarpa bianca che i Tibetani offrono agli ospiti in segno di amicizia. I giochi olimpici sono ormai alle spalle e anche l'opinione pubblica internazionale sembra essersi dimenticata delle sofferenze quotidiane del popolo tibetano. La visita del Dalai Lama ed il successivo incontro con il presidente di turno dell'Unione Sarkozy hanno scatenato la dura reazione delle autorità di Pechino che hanno immediatamente cancellato il previsto vertice fra Cina ed Unione Europea. È possibile condurre una politica estera ancorata a solide basi etiche? Affari e diritti dell'uomo si escludono spesso a vicenda nello sviluppo delle relazioni esterne. È ancora possibile e come invertire la tendenza?