Il Labirinto – recita il mito – aveva così tanti corridoi che chiunque vi entrasse non riusciva più ad uscirne. Ogni sette anni, sette giovani e sette fanciulle venivano imbarcate su una nave dalle vele nere, inviati a Creta e date in pasto al Minotauro.
Un giovane coraggioso, figlio del re di Atene, di nome Teseo, guardò quella nave pronta a salpare e osò porre una domanda: perché quei ragazzi vanno a morire? “Solo tu non sai – gli disse il padre–. Molto tempo fa ci fu una guerra fra Atene e Creta, e Atene venne sconfitta. Da allora dobbiamo pagare questo tributo a Creta ogni sette anni. Se non mandiamo questi sette giovani e queste sette fanciulle al Minotauro, il re di Creta ci farà guerra di nuovo e le vittime saranno molto più numerose”.
“Ma nessuno ha mai tentato di uccidere il Minotauro?” chiese Teseo.
“Nessuno fino ad oggi è uscito vivo dal Labirinto. Chi vi si avventura si perde nei suoi meandri o viene ucciso dal mostro.”
La storia poteva finire qui. Spesso la storia finisce qui. Di fronte alle difficoltà si sceglie il sacrificio minore, in nome di una apparente salvezza e di una serenità più duratura. Un bel tuffo nel passato o nello status quo. Ripiegare piuttosto che cambiare.
Il labirinto, con le sue innumerevoli stanze, è una metafora per dire il luogo dove possiamo perderci. O dove ci siamo già persi. Il mostro che ci abita dentro è la nostra paura di pensare che ci sia un’alternativa al labirinto stesso. Ci manca il filo. Forse. Nessuna Arianna ci ha ancora dato, come pegno d’ amore, il gomitolo con il filo giusto?
Il mito racconta che il filo fu dato a Teseo insieme a una spada solo dopo che lui osò imbarcarsi sulla nave insieme alle 14 vittime e andare a Creta per sfidare il mostro.
È cominciato un nuovo anno. In molti si affaticano a dire come sarà, cosa bisogna aspettarsi, come preparasi al peggio o al meglio che invece arriverà. Come? Non si sa. La sensazione è di essere sul porto di Atene, con una nave dalle vele nere pronta a salpare e la prospettiva di un labirinto come unica soluzione.
La spada, per dire il coraggio di affrontare le cose, e il gomitolo, per dire la speranza di ritrovare la strada. Bisogna salpare perché Arianna ci venga incontro.
Buon viaggio.