Un tempo, dopo la battaglia, vinti e vincitori tornavano nei campi per raccogliere i feriti, curare i moribondi, seppellire i morti. A questi soprattutto bisognava dare pace. Accompagnarli con il gesto sacro della sepoltura … oltre.
A leggere il post di Barbara torna in mente Antigone. Il fratello Polinice è caduto nella battaglia per mano del fratello. Il re Creonte ne vieta la sepoltura. Antigone non ci sta e va contro l’editto del re, in nome di una legge più forte: “Ma per me non fu Zeus a proclamare quell'editto, né la Giustizia che dimora tra gli dèi. [...] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dèi, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovrò subire il giudizio. [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero così potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dèi!”. Il re l’ascolta, anche quando lei argomenta «io non sono fatta per vivere con il tuo odio, ma per stare con colui che amo» ma poi la mette a tacere: “non è una donna che farà la legge”.
Nei cimiteri di Gaza non c’è più nessuna legge: né divina, né umana, né di re, di donna. C’è solo la legge della guerra che si è spinta oltre ogni tabù, oltre ogni umana pietà. Accade anche questo. Sicuramente non solo a Gaza. L’intelligenza e la chirurgia delle guerre moderne non ci fa vedere cosa accade nei cimiteri. Se non è la pietà verso i vivi a dirci le ragioni della pace, ad andare oltre gli editti dei re, facciamolo almeno per i morti. Il post di Barbara leggiamolo e facciamolo leggere ai nostri figli, ai nostri amici. Anche alla pietà, in tempi moderni, occorre educarsi.